martedì 6 febbraio 2007

Passione senza limiti/2a parte

Si potrà argomentare che tutti i club possono avvalersi di una propria mitologia ed anche, se possibile, di una cosmogonia. Che tutti i club sono popolari, che il calcio è popolare non per nascita o per essenza ma per adozione. Io credo che il Boca Juniors sia una passione speciale: una passione il cui linguaggio non è lo stesso “parlato dalle altre passioni comunque molto appassionate”. Dico, intanto, che non è l’intensità il vero punto in questione perché si può ammettere che si sono viste tifoserie di altri club fulminate dalla passione, distrutte nella gioia e nel dolore, resuscitate dopo ogni sconfitta ed in estasi dopo i migliori trionfi. Concedo, agli altri che non sono “dei nostri”, che neanche il numero dei tifosi rende la passione boquense particolarmente speciale rispetto alle altre. Torniamo ai colori della nostra passione. Nella pagina web del Museo de la Pasion Boquense si può leggere: “Bricchetto (…) insieme ad altri rappresentanti del club, videro passare una nave svedese una mattina del 1907 e si sentirono accecati davanti ai colori di quella bandiera che sventolava a poppa”. Capito? Si sentirono accecati. Il cronista ha utilizzato una parola precisa. I dizionari dicono che accecare significa offuscare la vista e confonderla con un eccesso di luce. Ciò implica il paradosso che la luce, che in quantità adeguate permette di vedere, acceca. E vediamo ciò che aggiunge il cronista del Museo de la Pasion Boquense: “In questo modo il Boca ottenne i colori dell’anima”. Mi sembra chiaro che i colori furono la scoperta spirituale di un nuovo Boca, un Boca nascente, un Boca che cercava la sua anima e si accecò davanti ad essa. Alcuni diranno che l’anima già l’aveva, che era l’anima del barrio xeneize, quella degli immigranti genovesi, quella dei fondatori, quella di coloro che lavoravano, come Bricchetto, al porto. Però se questo voleva dir molto, allo stesso tempo diceva niente. Com’era l’anima dei genovesi? Di che colore era? Era un problema che non poteva essere risolto dalla ragione. Ma solo da un fatto casuale. Una circostanza di poesia. Passa una nave o passa un pettirosso. Un fatto che in un determinato istante riempie il cielo ed acceca. Questa è poesia. I colori del Boca non li hanno trovati sotto una pietra. Sono arrivati in nave. Sono arrivati liberi. E sono entrati nel fiume o venivano dal fiume……verso il mare o dal mare. Sono arrivati da lontano. Da una terra che chiamava. Da un mistero a piena luce. Sotto questi colori nasce il Boca. Sotto il colore del cielo e del mare. Sotto il colore del sole e dell’oro. Sotto questi colori, che sono i colori di una illusione, avrebbero in seguito combattuto i suoi eroi sportivi per creare l’universo Boca Juniors…..
Le case di lamiera colorata della Boca, la meravigliosa Bombonera, il Riachuelo, le notti di battaglia, il “ruggito dello stadio”, il trance ipnotico che spinge la palla verso la porta avversaria, il figlio prediletto. Tutto ha assunto queste sembianze perché sono stati i colori a dare una sostanza mitologica. I colori sono la manifestazione esteriore ma allo stesso tempo il significato più profondo dell’entità Boca Juniors.
Quando si domanda allora “qual è la differenza che eleva i tifosi del Boca, che li devasta, che li incendia e li disfa rispetto agli altri tifosi?”…..”in cosa sono diversi nella gioia, nel dolore e nelle illusioni?”….l’unica risposta possibile è la MAGIA. Qualcuno ha avvolto la nascita mitologica del Boca nella magia. [continua...]

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Riquelme si avvicina..

Anonimo ha detto...

Magari tornasse Juan Roman!