Al Monumental e zone vicinorie non lo scorderanno mai. Come d’altronde potere dimenticare? Mi riferisco allo strapotere del Boca negli anni ’70 dello scorso secolo. Quando poi arrivò “El Toto” Lorenzo sul banquillo il dominio fu addirittura schiacciante. E anche se al Mundial del 1978 c’era solo il nostro Tarantini mentre il River era molto ben rappresentato (Fillol, Gallego, criminal-Passarella, Ortiz, Alonso e Luque) tutti ricordano quell’ Once Xeneize (qualcuno ama scrivere Zeneise… ma va bene lo stesso) come un equipo fantastico. Un sueno azul y amarillo. Naturalmente tutte le belle favole sono però destinate a terminare e nel 1979 l’harakiri fu doppio e doloroso. Prima si gettò alle ortiche la grande possibilità di vincere per la terza volta consecutiva la Libertadores. Scesi al Defensores del Chaco di Asuncion ci cuccammo due palle da un Olimpia paraguagio triste e per nulla meglio tecnicamente. Al ritorno alla Bombonera uno squallido empate sin goles ci condannò. L’era –Lorenzo stava giungendo al termine. Ed infatti alcuni mesi dopo, dopo avere dominato (o quasi) il Metropolitano, venimmo beffati alla fine dal Quilmes del bomber Andreuchi che poi passò al Panathinaikos di Atene e nel quale rifilò uno stupendo goal a Zoff e alla Juve nella Coppa delle Coppe del 1980-81. Sebbene io non possa che ringraziare Andreuchi per la rete a una squadra antipatica ed odiosa come la Juve di allora avrei preferito che le marcature boquensi avessero dato il titulo 1979 al sodalizio di Brandsen 805. Ed invece il Metropolitano scappò. Si dovette incominciare a pensare al post-Lorenzo. Il 1980 vide un Metropolitano suddiviso in due gironi (che tristezza…) con un Boca opaco e fuori gioco da subito. Poi addirittura nel Nacional giunse il trionfo del River che nella doppia finale superò l’Union de Santa Fe. Drammatico. I bastardi ricchi erano tornati sul tetto del futbol argentino. Ecco quindi che il consiglio direttivo del Boca dovette urgentemente correre ai ripari. E per farlo acquistò nientemeno che il giovane maleducato emergente dell’Argentinos Juniors. Tale Diego Armando Maradona. Un fuoriclasse cristallino in campo quanto un incivile fuori da esso. Capito che con i biancorossi non avrebbe mai vinto niente decise di passare al Boca. Immaginiamoci la frustrazione nella sede del River Plate. Colui che veniva definito addirittura meglio di Di Stefano e di “Marito” Kempes aveva firmato per il Boca. Peraltro dichiarando che mai avrebbe potuto indossare la maglia del River in vita sua. Diego non l’ho mai sopportato. Me ne faccio un vanto e non mi vergogno ad affermarlo. In un mondo di allineati e leccapiedi che l’hanno osannato per lustri per poi fulminarlo alle spalle dicendogliene di tutti i colori io ho sempre cantato fuori dal coro. L’ho definito dalla prima ora un “zèngan” (nel mio dialetto romagnolo significa uno “zingaro” ma in maniera dispregiativa…) e la sola sua visione mi ha sempre infastidito. Ma quell’affermazione anti-River va gradita e gliene do atto. L’arrivo di Maradona facilitò e non poco il compito del CT del 1981 Silvio Marzolini. A centrocampo gli appaiò l’esperto Miguel Angel Brindisi e con qualche resto dell’epopea degli anni ’70 arrivò l’agognato riscatto: Metropolitano 1981 per la cronaca. Meno male che Maradona dopo poco firmò per il Barcellona e i suoi casini personali li andò a vivere in Catalogna. Dove litigò con tutti non legando mai con i compagni. Di quel Boca del 1981 ricordo la grande umiltà e la voglia di riscatto. Non erano tempi facili per la società e l’economia argentina. La Junta Militar fascistoide si era imbarcata nella Guerra delle Islas Malvinas devastando completamente un paese già stremato dalla folle Guerra Sucia del 1976-1983. Il Boca per molti rappresentò la salvezza ed un qualcosa di collante in cui riconoscersi in quei tempi di oscurantismo e delinquenza istituzionalizzata. Che nemmeno i militari riuscirono a distruggere…..
Con todo mi amor boquense siempre…
BarcoSueco1905
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BarcoSueco1905
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